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Curriculum giudiziario di Silvio Berlusconi

bloggoSTORIA — Inviato da infopedia @ 02:06

FONTE: http://www.societacivile.it/primopiano/articoli_pp/berlusconi/processi.html

Traffico di droga

Nel 1983 la Guardia di finanza, nell'ambito di un'inchiesta su un traffico di droga, aveva posto sotto controllo i telefoni di Berlusconi. Nel rapporto si legge: «È stato segnalato che il noto Silvio Berlusconi finanzierebbe un intenso traffico di stupefacenti dalla Sicilia, sia in Francia che in altre regioni italiane. Il predetto sarebbe al centro di grosse speculazioni edilizie e opererebbe sulla Costa Smeralda avvalendosi di società di comodo...». L'indagine non accertò nulla di penalmente rilevante e nel 1991 fu archiviata.

Falsa testimonianza sulla P2

La prima condanna di Silvio Berlusconi da parte di un tribunale arriva nel 1990: la Corte d’appello di Venezia lo dichiara colpevole di aver giurato il falso davanti ai giudici, a proposito della sua iscrizione alla lista P2. Nel settembre 1988, infatti, in un processo per diffamazione da lui intentato contro alcuni giornalisti, Berlusconi aveva dichiarato al giudice:"Non ricordo la data esatta della mia iscrizione alla P2, ricordo che è di poco anteriore allo scandalo". Per questa dichiarazione Berlusconi viene processato per falsa testimonianza. Il dibattimento si conclude nel 1990: Berlusconi viene dichiarato colpevole, ma il reato è estinto per l'intervenuta amnistia del 1989.

Tangenti alla Guardia di finanza

Berlusconi è accusato di aver pagato tangenti a ufficiali della Guardia di finanza, per ammorbidire i controlli fiscali su quattro delle sue società (Mondadori, Mediolanum, Videotime, Telepiù). In primo grado è condannato a 2 anni e 9 mesi per tutte e quattro le tangenti contestate, senza attenuanti generiche. In appello, la Corte concede le attenuanti generiche: così scatta la prescrizione per tre tangenti. Per la quarta (Telepiù), l'assoluzione è concessa con formula dubitativa (comma 2 art. 530 cpp). La Cassazione, nell'ottobre 2001, conferma le condanne per i coimputati di Berlusconi Berruti, Sciascia, Nanocchio e Capone (dunque le tangenti sono state pagate), ma assolve Berlusconi per non aver commesso il fatto, seppur richiamando l'insufficienza di prove.

Tangenti a Craxi (All Iberian 1)

Per 21 miliardi di finanziamenti illeciti a Bettino Craxi (Ë la pi˜ grande tangente mai pagata a un singolo uomo politico in Italia), passati attraverso la società estera All Iberian, in primo grado è condannato a 2 anni e 4 mesi. In appello, a causa dei tempi lunghi del processo scatta la prescrizione del reato. La Cassazione conferma.

Falso in bilancio (All Iberian 2)

Berlusconi Ë stato indagato (anche sulla base di una voluminosa consulenza fornita dalla Kpmg) per la rete di 64 società e conti off shore del gruppo Fininvest (Fininvest Group B) che, secondo l'accusa, ha finanziato operazioni "riservate" (ha scalato societý quotate in Borsa, come Standa e Rinascente, senza informare la Consob; ha aggirato le leggi antimonopolio tv in Italia e in Spagna, acquisendo il controllo di Telepi˜ e Telecinco; ha pagato tangenti a partiti politici, come la stecca record di 21 miliardi di lire data a Craxi attraverso la societý All Iberian). La rete occulta della Finivest-ombra ha spostato, tra il 1989 e il 1996, fondi neri per almeno 2 mila miliardi di lire. Per questo Berlusconi Ë stato chiamato a rispondere di falso in bilancio. Ma nel 2002 ha cambiato la legge sul falso in bilancio, trasformando i suoi reati in semplici illeciti sanabili con una contravvenzione e soprattutto riducendo i tempi di prescrizione del reato (erano 7 anni, aumentabili fino a 15; sono diventati 4). CosÏ il giudice per le indagini preliminari nel febbraio 2003 ha chiuso l'inchiesta: negando l'assoluzione, poichÈ Berlusconi e i suoi coimputati (il fratello Paolo, il cugino Giancarlo Foscale, Adriano Galliani, Fedele Confalonieri) non possono dirsi innocenti; ma decidendo di prosciogliere tutti i 25 imputati, poichÈ il tempo per il processo, secondo la nuova legge, è scaduto. La procura ricorre in Cassazione, che all'inizio di luglio 2003 applica per la prima volta il "lodo Maccanico", decidendo la sospensione del processo per Berlusconi.

Caso Lentini

Berlusconi è stato rinviato a giudizio per aver deciso il versamento in nero di una decina di miliardi dalle casse del Milan a quelle del Torino calcio, per l’acquisto del calciatore Gianfranco Lentini. Il dibattimento di primo grado si Ë concluso con la dichiarazione che il reato Ë prescritto, grazie alla nuova legge di Berlusconi sul falso in bilancio.

Medusa cinematografica

Berlusconi è accusato di comportamenti illeciti nelle operazioni d'acquisto della società Medusa cinematografica, per non aver messo a bilancio 10 miliardi. In primo grado è condannato a 1 anno e 4 mesi per falso in bilancio. In appello, assoluzione con formula dubitativa, confermata in Cassazione.

Terreni di Macherio

Berlusconi è accusato di appropriazione indebita, frode fiscale e falso in bilancio per l’acquisto dei terreni intorno alla sua villa di Macherio. In primo grado è assolto dall'appropriazione indebita e dalla frode fiscale. Per i due falsi in bilancio contestati scatta la prescrizione. In appello è confermata l'assoluzione per i due primi reati; è assolto per uno dei due falsi in bilancio, per il secondo si applica l'amnistia.

Lodo Mondadori

Berlusconi è accusato di aver pagato i giudici di Roma per ottenere una decisione a suo favore nel Lodo Mondadori, che doveva decidere la proprietà della casa editrice. Il giudice dell'udienza preliminare Rosario Lupo ha deciso l'archiviazione del caso, con formula dubitativa. La Procura ha fatto ricorso alla Corte d’appello, che nel giugno 2001 ha deciso: per Berlusconi è ipotizzabile il reato di corruzione semplice, e non quello di concorso in corruzione in atti giudiziari; concesse le attenuanti generiche, il reato dunque è prescritto, poiché risale al 1991 e la prescrizione, con le attenuanti generiche, scatta dopo 5 anni. Il giudice ha disposto che restino sotto processo i suoi coimputati Cesare Previti, Giovanni Acampora, Attilio Pacifico e Vittorio Metta.

Toghe sporche-Sme

Berlusconi è accusato di aver corrotto i giudici durante le operazioni per l'acquisto della Sme. Rinviato a giudizio insieme a Cesare Previti e Renato Squillante. Il processo di primo grado si è concluso (con condanne per Previti e Squillante) a Milano, dopo che la Cassazione ha respinto la richiesta di spostare il processo a Brescia o a Perugia, per legittimo sospetto, reintrodotto appositamente per legge nell'ottobre 2002. Un'altra legge, il "lodo Maccanico", votata con urgenza nel giugno 2003, ha imposto la sospensione di tutti i processi a cinque alte cariche dello Stato, tra cui il presidente del Consiglio, ma è stata bocciata dalla Corte costituzionale perché incostituzionale. Stralciata la posizione di Berlusconi dal processo principale, il Tribunale di Milano ha ritenuto provati i fatti di corruzione, ha prosciolto per prescrizione sui soldi pagati a Squillante e assolto per il resto, ma con il richiamo all'insufficienza di prove.

Spartizione pubblicitaria Rai-Fininvest

Berlusconi era accusato di aver indotto la Rai, da presidente del Consiglio, a concordare con la Fininvest i tetti pubblicitari, per ammorbidire la concorrenza. La Procura di Roma, non avendo raccolto prove a sufficienza per il reato di concussione, ha chiesto l'archiviazione, accolta dal Giudice dell'udienza preliminare.

Tangenti fiscali sulle pay-tv

Berlusconi era accusato di aver pagato tangenti a dirigenti e funzionari del ministero delle Finanze per ridurre l’Iva dal 19 al 4 per cento sulle pay tv e per ottenere rimborsi di favore. La Procura di Roma ha chiesto l'archiviazione, accolta dal Giudice dell'udienza preliminare.

Stragi del 1992-1993

Le procure di Caltanissetta e Firenz, indagano da molti anni sui «mandanti a volto coperto» delle stragi del 1992 (Falcone e Borsellino) e del 1993 (a Firenze, Roma e Milano). Le indagini preliminari sull'eventuale ruolo che Berlusconi e Marcello Dell'Utri possono avere avuto in quelle vicende sono state formalmente chiuse con archiviazioni nel 1998 (Firenze) e nel 2002 (Caltanissetta). Continuano però indagini per concorso in strage contro ignoti e i decreti d'archiviazione hanno parole pesanti nei confronti degli ambienti Fininvest.

Mafia

La procura di Palermo ha indagato su Berlusconi per mafia: concorso esterno in associazione mafiosa e riciclaggio di denaro sporco. Nel 1998 l'indagine Ë stata archiviata per scadenza dei termini massimi concessi per indagare. Indizi sui rapporti di Berlusconi e Dell'Utri con uomini di Cosa nostra continuano a essere segnalati in molte sentenze. Dell'Utri, infine, è stato condannato a Palermo a 9 anni per concorso esterno in associazione mafiosa, e questo getta ombre pesantissime su Berlusconi, che sarebbe stato messo da Dell'Utri nelle mani della mafia fin dal 1974.

Telecinco in Spagna

Berlusconi, Dell’Utri e altri manager Fininvest, responsabili in Spagna dell'emittente Telecinco, sono accusati di frode fiscale per 100 miliardi e violazione della legge antitrust spagnola, per avere detenuto occultamente il controllo di Telecinco, proibito dalle leggi antimonopolio. Sono ora in attesa di giudizio su richiesta del giudice istruttore anticorruzione di Madrid, Baltasar Garzon Real. Il giudice Garzon ha chiesto di processare Berlusconi in Italia o di poterlo processare in Spagna. Di fatto, il processo Ë sospeso.


Milano: la corruzione dei giudici c'è stata
Palermo: la mafia sempre al fianco di B.


A Milano la sentenza Sme su Berlusconi assolve e prescrive, ma riafferma che la corruzione dei giudici romani, con soldi usciti dai conti di Berlusconi, c'è stata. A Palermo la sentenza Dell'Utri certifica che accanto a Berlusconi c'è sempre stata, fin dal 1974, la presenza di un imbarazzante partner: Cosa nostra. Ora, finiti i processi, il Paese si interroghi: può essere governato (e per giunta male) da un uomo che ha permesso la corruzione di giudici e, come imprenditore e come politico, ha convissuto per trent'anni con la mafia?

Milano, 10 dicembre 2004. Sentenza del processo Sme, stralcio con unico imputato Silvio Berlusconi. È già miracoloso, innanzitutto, che si sia arrivati a una sentenza, dopo un processo lunghissimo che gli imputati e i loro avvocati-parlamentari hanno tentato di frenare e bloccare in ogni modo. Prima tentando di depistare le indagini. Poi disertando le udienze e allungando il calendario del dibattimento. Infine confezionando leggi su misura: quella sul legittimo sospetto, per spostare il processo altrove e arrivare alla prescrizione (tentativo bloccato dalla Cassazione); quella sull'improcessabilità delle cinque più alte cariche dello Stato (lodo Maccanico-Schivani, bocciato dalla Corte costituzionale).

La sentenza, comunque, è finalmente arrivata. Ecco che cosa dice.

1. Per il pagamento di 500 milioni di lire uscite dai conti di Berlusconi e arrivate al giudice Squillante, attraverso i conti diPreviti:
la sentenza afferma che il fatto è avvenuto, ma il reato è "corruzione semplice" (negli anni in cui è stato commesso, una distrazione del legislatore, poi corretta, non ha previsto il reato di "corruzione in atti giudiziari" per chi paga i giudici. Così la pena è più blanda e soprattutto la prescrizione scatta in soli 7 anni e mezzo (e non in 15). Così, riconoscendo all'imputato Berlusconi le attenuanti generiche, scatta la prescrizione.

2. Per i pagamenti ai giudici effettuati da Barilla:
assoluzione, ma con riferimento al secondo comma dell'articolo 530, dunque per insufficienza di prove. E con la formula "per non aver commesso il fatto", che lascia intuire (lo sapremo dalle motivazioni) che il fatto però è stato commesso (dunque la corruzione c'è stata).

3. Per i pagamenti ai giudici visti da Stefania Ariosto (al circolo Canottieri Lazio, nel garage...):
assoluzione piena (è l'unico caso, su quattro); ma anche qui con la formula "per non aver commesso il fatto", che lascia intuire (ma lo sapremo solo dalle motivazioni) che il fatto è però stato commesso ( e dunque anche in questo caso la corruzione c'è stata).

4. Per il pagamento al giudice Verde per la sentenza Sme:
assoluzione perché "il fatto non sussiste" (è l'unico caso sui quattro); però anche qui si richiama il
secondo comma dell'articolo 530, dunque l'insufficienza di prove (mentre nel processo principale Verde e Previti erano stati assolti, per questi pagamenti, con formula piena).

Palermo, 11 dicembre 2004. Sentenza al processo in cui Marcello Dell'Utri era imputato di concorso esterno in associazione mafiosa: condanna a 9 anni. Dunque il tribunale ha riconosciuto che il braccio destro (o sinistro) di Berlusconi è stato ed è uomo a disposizione di Cosa nostra. Fin dal 1974, quando fu chiamato a Milano da Berlusconi per risolvere ("privatamente") il problema delle minacce d'estorsione e di rapimento che Berlusconi aveva ricevuto. Allora Dell'Utri si portò dietro, a Milano, un mafioso, Vittorio Mangano, che divenne la "garanzia" di Cosa nostra in casa Berlusconi.

Così Dell'Utri ha messo Berlusconi nelle mani della mafia. Fino agli anni Novanta, in cui nasce Forza Italia, vista da Cosa nostra, dopo la stagione delle stragi e la dissoluzione della Dc, come il nuovo referente politico delle famiglie siciliane.

La condanna è personale e riguarda Marcello Dell'Utri (con il suo coimputato Tanino Cinà, condannato a 7 anni). Ma chiama pesantemente in causa Silvio Berlusconi: questo sarebbe stato messo da Dell'Utri nelle mani della mafia
, fin dal 1974; e Forza Italia sarebbe stata spinta da Cosa nostra e salutata come una soluzione dai boss in difficoltà dopo l'esaurirsi della strategia stragista.

Che cosa succederebbe, a questo punto, in un Paese normale? Chiuso il capitolo giudiziario, che cosa risponderebbe una politica sana e una società civile sveglia?


I ministri del Governo Berlusconi IV

bloggoPOLITICA — Inviato da infopedia @ 01:43

Corriere.it, 8 Maggio 2008 (ultima modifica) - Sotto una breve presentazione dei ministri del neogoverno. 

FRANCO FRATTINI - 51 anni, ha vinto il concorso in magistratura, quindi quello all'avvocatura dello Stato, e poi quello per consigliere di Stato. Alla seconda nomina a ministro degli Esteri, è uno dei membri del governo con più esperienza. Nel 1994 è nominato segretario generale di Palazzo Chigi dal governo Berlusconi. Entra nel governo tecnico di Lamberto Dini nel 1995, con l'incarico di ministro per la funzione pubblica e gli affari regionali. Allo scioglimento delle camere nel 1996 aderisce a Forza Italia. Con la nascita del secondo governo Berlusconi, torna ministro per la Funzione pubblica; a novembre 2002 passa al ministero degli Esteri, sostituendo lo stesso Berlusconi che ne aveva assunto l'interim dopo le dimissioni di Renato Ruggiero. Nel 2004 lascia il governo italiano per entrare nella Commissione europea, dove assume l'incarico di vicepresidente.

ROBERTO MARONI - 53 anni, sposato e padre di tre figli, è avvocato di professione, e suonatore di sassofono per diletto. Torna al ministero dell'Interno dopo la breve esperienza del 1994, è uno dei dirigenti storici della Lega e uno degli uomini più vicini a Umberto Bossi. Comincia la carriera politica con l'elezione al consiglio comunale di Varese nel 1990, poi passa alla Camera nel 1992 e diventa capogruppo leghista nel 1993. Nel primo governo Berlusconi è ministro dell'Interno e vicepresidente del Consiglio. Con la vittoria della Cdl nel 2001, assume l'incarico di ministro del Lavoro, che tiene fino al 2006, e porta all'approvazione la riforma delle pensioni e la legge Biagi. Nella legislatura appena trascorsa era il capogruppo della Lega alla Camera.

ANGELINO ALFANO - 38 anni, avvocato. Ministro della Giustizia, comincia la sua carriera politica in Sicilia negli anni '90. È considerato un uomo di fiducia di Berlusconi. Deputato alla terza legislatura, nel 2002 è stato nominato dal Cavaliere responsabile delle politiche per il Mezzogiorno di Forza Italia, mentre nel 2005 è passato all'incarico di coordinatore del partito in Sicilia.

IGNAZIO LA RUSSA - 61 anni, avvocato, ha tre figli nati da due matrimoni. Ministro della Difesa, è alla prima esperienza di governo dopo una lunga carriera politica di incarichi di partito e parlamentari prima nel Msi, poi in An. Milita fin da giovane nel Movimento sociale italiano, di cui diventa uno dei dirigenti che si impegnano, nel 1994, per la nascita di Alleanza nazionale, riconoscendosi nella componente del partito che faceva capo a Giuseppe Tatarella. È stato eletto vicepresidente della Camera nel 1994, presidente della giunta per le autorizzazioni a procedere nel 1996, capogruppo di An nel 2001. Nel 2003 Gianfranco Fini lo nomina coordinatore nazionale di An, di cui diventa vicepresidente nel 2004. Nell'ultima legislatura era capogruppo alla Camera.

GIULIO TREMONTI - 61 anni, è sposato e ha due figli. Inventore della cosiddetta finanza creativa, spesso al centro di vicende contrastate e di aspre polemiche, nel 2001 con la vittoria del centrodestra ntra nel governo Berlusconi bis nel ruolo di superministro dell'Economia, accorpando le competenze di Tesoro, Bilancio e Finanze. Per primo ingaggia un confronto con il governatore della Banca d'Italia Antonio Fazio sull'onda degli scandali finanziari Cirio e Parmalat. Nell'aprile 2004 si dimette da ministro in seguito a un forte conflitto con An, ma meno di un anno dopo, a chiusura della crisi di governo, viene richiamato al suo posto. La sua carriera politica era cominciata nel 1994: eletto alla Camera nelle liste del Patto Segni, Tremonti votò la fiducia a Berlusconi ed entrò nel suo governo come ministro delle Finanze.

CLAUDIO SCAJOLA - 60 anni, sposato e con due figli. Ministro dello Sviluppo economico. Una carriera tutta nella Dc prima di approdare in Forza Italia. Dopo un periodo come coordinatore provinciale di Imperia passa al nazionale e diventa segretario organizzativo. Nel 2001, governo Berlusconi bis, Scajola è ministro dell'Interno. Deve affrontare il dopo 11 settembre, gli arresti dei poliziotti di Napoli, il G8 di Genova. Nell'estate 2002 Scajola è costretto a dimettersi dopo le polemiche per una sua frase su Marco Biagi,assassinato dalle Br. A luglio 2003 rientra nel governo come ministro per l'Attuazione del programma.

LUCA ZAIA - 40 anni. Ministro delle Politiche agricole e forestali, è vicepresidente della regione Veneto. Comincia la carriera politica come consigliere comunale per la Liga Veneta. Nel 1998 viene eletto presidente della provincia di Treviso, sostenuto solo dalla Lega, venendo riconfermato nel 2002. In entrambi i casi ottiene al ballottaggio risultati superiori al 60% dei voti.

STEFANIA PRESTIGIACOMO - 41 anni, sposata e madre di un figlio. Ministro dell'Ambiente. Nonostante l'età (41 anni), vanta già una carriera politica di tutto rispetto: in Parlamento ininterrottamente dal 1994, è stata ministro delle Pari opportunità per cinque anni. Aderente della prima ora a Forza Italia, entra nel 1994 alla Camera e fa parte della commissione lavoro, dove resta anche nel 1996; nel 2001 entra nel governo Berlusconi con l'incarico per le Pari opportunità, e tenta inutilmente di far approvare una legge sulle quota rosa alle elezioni. Nella scorsa legislatura è tornata a far parte della commissione lavoro della Camera.

ALTERO MATTEOLI - 68 anni, ragioniere. Nominato ministro per le Infrastrutture, è una presenza fissa nei governi Berlusconi, avendo ricoperto l'incarico di ministro per l'Ambiente nei tre precedenti governi di centrodestra. Ha cominciato a fare politica nel Msi di cui è stato uno dei dirigenti più importanti in Toscana. Entrato in Nella lunga carriera parlamentare ha fatto parte, fra l'altro, della commissione parlamentare di inchiesta sulla loggia massonica P2 ed è stato capogruppo di An al Senato nella legislatura appena trascorsa.

MAURIZIO SACCONI - 58 anni, sposato e padre di un figlio, laureato in giusrisprudenza. Ministro del Lavoro, vanta una lunga carriera politica e parlamentare, prima nel Psi poi in Forza Italia. Negli ultimi anni, ha legato il suo nome alle politiche per il lavoro, collaborando con Marco Biagi alla stesura del Libro bianco del 2001, e poi impegnandosi per l'approvazione di quei progetti di riforma dopo l'assassinio del giurista bolognese. Eletto deputato dal 1979 al 1994 nelle liste del Psi di Bettino Craxi, torna in politica nelle fila di Forza Italia e diventa sottosegretario al lavoro nel 2001. È presidente dell'associazione Amici di Marco Biagi.

SANDRO BONDI - 49 anni, sposato e con un figlio, ama la poesia. Ministro della Cultura, dal 2002 è il portavoce di Forza Italia. Già militante del Pci e poi del Pds, ha fatto per qualche anno il giornalista. La vita politica di Bondi ha un prima e un dopo il 1994: nel prima ha al suo attivo un passato di leader locale del partito comunista. Il dopo comincia in seguito all'incontro con Silvio Berlusconi, cui segue la decisione di entrare nel nuovo partito di Forza Italia.

MARIASTELLA GELMINI - 35 anni, avvocato, single. Ministro dell'Istruzione, è coordinatrice regionale di Forza Italia in Lombardia. Eletta alla Camera la prima volta nel 2006, considerata fedelissima di Berlusconi fin dalla prima ora. Molto vicina al mondo cattolico, vanta ottimi rapporti anche con le componenti laiche di Forza Italia.

UMBERTO BOSSI - 66 anni, padre di quattro figli nati da due matrimoni. Torna al governo con l'incarico di ministro per le Riforme che aveva già nel governo Berlusconi bis e che aveva tenuto fino al luglio 2004, pochi mesi dopo la malattia che lo ha tenuto a lungo lontano dalla politica. Bossi entra in Parlamento nel 1987, eletto al Senato; di questa esperienza gli resterà il soprannome di senatùr, anche se il resto della sua carriera si svolgerà alla Camera. Capo incontrastato della Lega, creatore di slogan e riti come i giuramenti di Pontida, più volte sotto inchiesta per reati come il vilipendio della bandiera, guida il partito in tutte le sue svolte: dall'ingresso nel primo governo Berlusconi nel 1994 al «ribaltone» che porta al governo Dini; dalla secessione della Padania nel 1996 alla ricostituzione dell'alleanza con il centrodestra che nel 2001 riporta la Lega al governo.

ANDREA RONCHI - 52 anni, laureato in scienze politiche. Ministro per le Politiche comunitarie. È alla sua terza legislatura. Considerato un fedelissimo del presidente di An, Ronchi è legato a Fini anche da rapporto di amicizia. Attualmente ricopre l'incarico di portavoce di An. Nel 2003 aveva preparato la storica visita di Fini in Israele. Nel 2005 entrò a far parte della segreteria politica di Alleanza Nazionale, dopo l'azzeramento dei vertici deciso da Fini in seguito alle rivelazioni del quotidiano Il Tempo su una scottante conversazione a tre (protagonisti i "colonnelli" del partito Altero Matteoli, Ignazio La Russa e Maurizio Gasparri) ascoltata da un cronista, nella quale l'allora capo di An, oggi presidente della Camera, veniva fatto oggetto di valutazioni e commenti giudicati irriguardosi.

ELIO VITO - 47 anni, laureato in sociologia. Ministro per i Rapporti con il Parlamento. La sua militanza politica comincia fra i radicali, eletto deputato per la Lista Pannella nel 1992 e nel 1994. Passa poi a Forza Italia. Nel 2001 diventa capogruppo di Fi.

RENATO BRUNETTA - 58 anni, economista del lavoro e parlamentare europeo. Assegnato alla Funzione pubblica e innovazione, è al primo incarico ministeriale. Nel 2004 è stato nominato consigliere economico del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. All'interno di Forza Italia ha ricoperto dal 2007 l'incarico di vicecoordinatore nazionale e di responsabile del settore programma.

ROBERTO CALDEROLI - 52 anni, laureato in medicina, è chirurgo maxillo-facciale. Ministro per la Semplificazione. La sua carriera comincia come consigliere comunale a Bergamo. Nel 1993 è presidente della Lega Nord-Lombardia e nel 1995 segretario. Nel 1992 era stato eletto per la prima volta deputato, e da allora è stato sempre rieletto. Nel 2000 scatena una polemica con le sue dichiarazioni sull'uso delle armi contro gli scafisti. Nel 2002, in dissenso con il partito, vota contro il ritorno in Italia dei Savoia. E provoca ancora polemiche la sua proposta di castrare gli stupratori. Il 20 luglio 2004 subentra a Bossi come ministro delle Riforme. Ma due anni dopo si deve dimettere travolto dalle polemiche: era il tempo delle proteste del mondo musulmano per le vignette satiriche pubblicate in Danimarca, e Calderoli per ribadire il diritto a esprimersi liberamente si presentò in tv con una maglietta, indossata sotto la camicia, che riproduceva una vignetta. I giorni scorsi il figlio del colonnello Gheddafi ha detto che la nomina di Calderoli a ministro sarebbe stata catastrofica per i rapporti con l'Italia.

RAFFAELE FITTO - 38 anni, sposato, due figli, ha una laurea in giurisprudenza. Ministro per gli Affari regionali. Vicesegretario del Cdu di Rocco Buttiglione dal 1995, nel 1998 crea, assieme a Roberto Formigoni il movimento dei Cristiano democratici per le libertà, che confluisce in Forza Italia. Eletto al parlamento europeo nel 1999, diventa presidente della regione Puglia nel 2000. Ma nel 2005 non viene rieletto, battuto di misura dal candidato dell'Unione Nichi Vendola, del Prc. Entra alla Camera nel 2006 e viene rieletto nel 2008. All'interno di Forza Italia ha ricoperto gli incarichi di coordinatore regionale in Puglia e, dal 13 ottobre 2006, quello di responsabile per le politiche del Mezzogiorno.

GIORGIA MELONI - 31 anni, è giornalista professionista. Ministro delle Politiche giovanili. Con i suoi 31 anni, strappa ad Enrico Letta il record di ministro più giovane della storia della Repubblica. Già nel 2006, a 29 anni, aveva conquistato il primato di più giovane vicepresidente della Camera. Si è impegnata fin dagli anni della scuola nelle organizzazioni della destra, fino ad assumere nel 2004 la presidenza di Azione giovani, organizzazione giovanile di An. Dopo essere stata eletta al consiglio provinciale di Roma nel 1998, Giorgia Meloni entra in parlamento nel 2006 con l'elezione alla Camera, e subito viene proiettata nel delicato incarico di vicepresidente.

MARA CARFAGNA - 32 anni, laureata in giurisprudenza. Ministro per le Pari opportunità. Impegnata in politica dal 2006, eletta alla Camera nelle liste di Forza Italia. Nelle elezioni del 2008 è stata rieletta dopo essere stata candidata al numero tre della lista in Campania del Pdl. Vanta una serie di lavori in televisione, come attrice e conduttrice, e una partecipazione a Miss Italia nel 1997. In Forza Italia ha ricoperto, fra l'altro, il ruolo di responsabile nazionale delle donne.

GIANFRANCO ROTONDI - 47 anni, è giornalista. Ministro per gli Affari sociali, è segretario della Democrazia cristiana per le Autonomie, partito da lui stesso fondato nel 2005. Eletto alla Camera nel 1994 per il Ppi, aderisce poi al Cdu di Rocco Buttiglione, ma nel 1996 non viene rieletto. Torna alla Camera nel 2001, eletto per la Cdl. Dopo aver aderito all'Udc, annuncia nel 2004 di voler rifondare la Dc, e per questo entra in contrasto con gli altri partiti che rivendicano lo stesso nome. In Parlamento, aderisce dal 2005 alla componente degli Ecologisti democratici. Nel 2006 viene eletto al Senato, ed entra a far parte della commissione di vigilanza sulla Rai. Il suo partito decide infine di aderire all'appello di Silvio Berlusconi per l'unificazione del centrodestra dentro al Popolo delle libertà.


Federalismo fiscale: tramonto a Mezzogiorno

bloggoECONOMIA — Inviato da infopedia @ 00:26

16 Maggio - sul Venerdì di Repubblica, un articolo di Marco Cicala, Emilio Marrese, Marco Romani e Riccardo Staglianò: La Lombardia paga da sola quasi un terzo delle tasse italiane. E, secondo il federalismo fiscale voluto dalla Lega, dovrebbe tenersene gran parte. Ma come se la caverebbero le regioni più povere? È stata la parola magica che ha fatto vincere le elezioni alla Lega. E che ora però potrebbe creare forti tensioni all'interno del nuovo governo. Il federalismo fiscale è un'espressione che tutti hanno nelle orecchie, ma poi cosa significhi nella pratica nessuno ce l'ha ben chiaro. Tranne forse qualche estremista in camicia verde che, senza troppi giri di parole, vorrebbe solo tagliare tutti i fondi al Sud.

Per diradare le nebbie su quest'argomento, a giugno scorso la Lombardia ha approvato una proposta di legge che è subito diventata il cavallo di battaglia del Carroccio. E che prevede di trattenere nei territori l'80 per cento dell'Iva, il 15 per cento dell'Irpef, più tutte le accise e le imposte su carburanti, tabacchi, giochi e lotterie. Una partita da una quindicina di miliardi da incassare direttamente, senza passare, come accade oggi, attraverso la ridistribuzione delle risorse fatta dallo Stato. Per capire subito chi ci guadagna e chi ci perde basta confrontare pochi dati: l'Iva della Lombardia vale quasi 24 miliardi e mezzo di euro, quella della Calabria 201 milioni. Stesso discorso per l'Irpef: 28 miliardi a fronte di due miliardi cento milioni. Ma la sorpresa arriva, grazie ai dati elaborati da Agicos e dalla Federazione italiana tabaccai, anche sul versante dei "vizi". Giocare al videopoker o fare la schedina del Superenalotto farebbe entrare nelle casse del governatore Formigoni un miliardo trecento milioni, mentre il suo collega Loiero dovrebbe accontentarsi di 172 milioni. Solo di accise sui tabacchi, poi, alla Lombardia andrebbero un miliardo ottocento milioni, alla Calabria 421 milioni. "Il progetto di legge lombarda" dice l'economista Tito Boeri, professore alla Bocconi di Milano e animatore di lavoce. info, "prevede anche un limite superiore, fissato nel 50 per cento della capacità fiscale, alla cosiddetta perequazione, cioè alla possibilità di trasferire le risorse dalle regioni più forti a quelle più deboli...". [...]

All'appuntamento con il federalismo fiscale tutto il Mezzogiorno arriva messo male, anzi malissimo. "Se il modello lombardo" dice Boeri "venisse applicato a tutto il territorio nazionale, devolvendo al tempo stesso agli enti locali le spese della pubblica istruzione, come previsto dall'articolo 117 della Costituzione, molte regioni del Sud sarebbero cronicamente in deficit e dovrebbero chiudere le scuole". E ben poco rimarebbe anche allo stato centraleper far fronte alle spese della pubblica amministrazione, della giustizia, dell'esercito e della tanto invocata sicurezza. [...]


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