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ASSASINIO BASILE: In Italia i veri politici muoiono

bloggoCRONACA — Inviato da infopedia @ 21:00

Lunga sarebbe la lista per ricordare tutti i politici e non, che hanno amato l'Italia più della loro stessa vita; la "vera" politica è il loro pane quotidiano. Sono martiri di un dio minore: quello della legalità senza interessi, quello dell'equita senza eccezioni, quello della giustizia senza giustificazioni. Un'altro martirio si è consumato nel leccese e precisamente a Ugento. Oggi 15 Giugno Repubblica e Corriere pubblicano:

REPUBBLICA.IT

Giuseppe Basile era consigliere provinciale a Lecce e comunale a Ugento
L'ex pm Carlo Madaro: "Era stato minacciato". Ma non aveva sporto denuncia

Lecce, ucciso a coltellate in strada
esponente dell'Idv nel Salento

Il dolore del leader dell'Italia dei valori Di Pietro: "Era un politico tutto d'un pezzo"

UGENTO (Lecce) - Un esponente dell'Italia dei valori è stato ucciso la scorsa notte a Ugento, dove viveva, con varie coltellate al torace. Si chiamava Giuseppe Basile ed era consigliere provinciale di Lecce e consigliere comunale di Ugento. Aveva 61 anni. Le indagini vengono condotte dai carabinieri che sono al lavoro e per ora non escludono alcuna ipotesi.

Basile è stato trovato nei pressi della sua abitazione, per strada. Il corpo è stato scoperto da vicini che rientravano nel cuore della notte. L'uomo era un imprenditore edile e viveva da solo, dopo che si era separato dalla moglie: era molto noto in paese, anche per la sua intensa attività di consigliere comunale di opposizione. Alle ultime elezioni parlamentari era anche stato candidato nella Lista di Pietro per la Camera, al settimo posto.

Secondo Carlo Madaro, ex magistrato ed esponente salentino dell'Italia dei valori, Giuseppe Basile aveva di recente subito un'intimidazione. A quanto riferisce l'ex magistrato, qualche mese fa Basile aveva trovato davanti a casa la testa mozzata di un animale. In quell'occasione Madaro ricorda di aver consigliato alla vittima di fare denuncia. Ma dal comando provinciale dei carabinieri di Lecce fanno sapere che Basile non aveva sporto alcuna denuncia. L'episodio delle intimidazioni non sarebbe comunque isolato: circa tre anni fa - sempre secondo Madaro - a Basile era stata fatta arrivare una busta con un proiettile. "Basile aveva capitalizzato inimicizie", sottolinea Madaro. Inimicizie dovute alla sua irruenza e combattività.

L'assessore racconta di aver visto Basile per l'ultima volta il 12 giugno scorso in una riunione di partito a Lecce e di averlo atteso invano ieri alla messa celebrata dal Papa a Santa Maria di Leuca, dove credeva che Basile si sarebbe recato. Ugento è un comune di poco più di 11 mila abitanti nella parte estrema del Salento, a una cinquantina di chilometri da Lecce. E' uno dei due comuni della diocesi che ieri, a Santa Maria di Leuca, ha ricevuto la visita di papa Benedetto XVI.

Giuseppe Basile era entrato nel consiglio provinciale di Lecce nel giugno 2005 e nel consiglio comunale di Ugento nel maggio dell'anno successivo. Le sue iniziative di consigliere di opposizione a Ugento suscitavano spesso scalpore in paese. Nel marzo scorso, durante la campagna elettorale per le elezioni parlamentari, aveva vivacemente protestato, e preannunciato esposti alla magistratura, perchè la polizia municipale gli aveva rimosso uno striscione di propaganda elettorale che aveva messo su un balcone del Comitato elettorale dell'Italia dei valori.

"L'Italia dei Valori ha appreso con sgomento la notizia dell'uccisione di Giuseppe Basile e partecipa al dolore dei familiari", ha detto il leader dell'Idv Antonio Di Pietro. "Basile - ha aggiunto Di Pietro - era un politico tutto d'un pezzo che affrontava e denunciava ogni giorno a muso duro ciò che non andava bene nella gestione della res publica". Solidarietà giunge anche dal presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola - che definisce l'omicidio "un atto che turba e sgomenta" - e dal segretario del Partito Democratico Walter Veltroni, che dice: "Sulla morte di Basile è necessario che sia fatta piena chiarezza. Io personalmente e l'intero Pd siamo vicini alla famiglia e all'Idv davanti ad un delitto che lascia tutti scioccati: questo atto atroce ci spinge a non abbassare mai la guardia".

CORRIERE.IT

UGENTO (Lecce) - Un esponente dell'Italia dei valori è stato ucciso la scorsa notte a Ugento, dove viveva, con varie coltellate al torace. Si chiamava Giuseppe Basile ed era consigliere provinciale di Lecce e consigliere comunale di Ugento. Aveva 61 anni. Le indagini vengono condotte dai carabinieri che sono al lavoro e per ora non escludono alcuna ipotesi.

MORTO PER STRADA - Basile - a quanto si è saputo - è stato trovato nei pressi della sua abitazione, per strada. Il corpo è stato scoperto da vicini che rientravano nel cuore della notte. L'uomo era un imprenditore e viveva da solo, dopo che si era separato dalla moglie: era molto noto in paese, anche per la sua intensa attività di consigliere comunale di opposizione. Alle ultime elezioni parlamentari era anche stato candidato nella Lista di Pietro per la Camera, al settimo posto. Ugento è un comune di poco più di 11 mila abitanti nella parte estrema del Salento, a una cinquantina di chilometri da Lecce. È uno dei due comuni della diocesi che sabato, a Santa Maria di Leuca, ha ricevuto la visita di papa Benedetto.

LE INDAGINI DEI CARABINIERI - Nessuna ipotesi viene privilegiata dai carabinieri del comando provinciale di Lecce, che stanno indagando sull'omicidio. Gli inquirenti, guidati dal sostituto procuratore Giovanni De Palma, stanno cercando di ricostruire le ultime ore di vita di Basile per capire quali siano stati i suoi spostamenti prima del ritorno a casa. Vengono per questo rintracciate in queste ore le persone che lo frequentavano più intensamente per sentirle sui loro rapporti col consigliere Idv. Nello stesso tempo s'indaga anche sulla vita privata di Basile per accertare se avesse contrasti accesi di natura personale, con chi e per quali ragioni. Secondo il comandante provinciale dei carabinieri di Lecce, colonnello Filippo Calisti, sentito dall'agenzia Apcom, non c'erano fascicoli aperti sul suo conto. L'ufficiale ha smentito le voci secondo cui lo stesso Basile, fosse stato minacciato qualche mese fa. Il colonnello ha inoltre evidenziato come le modalità con cui è avvenuto l'omicidio «non sembrano quelle riconducibili alla criminalità organizzata. Stiamo verificando anche altre indicazioni e speriamo di riuscire ad avere un quadro completo nelle prossime ore».

IL DOLORE DI DI PIETRO - La morte del politico è stata accolta con grande sconcerto dal leader dell'Idv, l'ex ministro Antonio Di Pietro, che in un'intervista ad Agr per Corriere.it parla di «amarezza per un amico che non c'è più». L'ex pm ha evidenziato il grande coraggio di Basile «che tutti i giorni faceva sentire la sua voce a difesa dei più deboli» e che in questa sua azione politica territoriale «potrebbe avere pestato i piedi a qualcuno». Di Pietro, in attesa di conoscere gli esiti delle indagini, non si è voluto sbilanciare sui motivi che potrebbero avere spinto qualcuno ad un'azione tanto brutale. Tuttavia le molte coltellate ricevute dalla vittima farebbero escludere l'ipotesi di una rapina finita in tragedia perché, ha spiegato l'ex magistrato, il rapinatore al limite accoltella una volta, non sta ad infierire sul corpo.

VELTRONI - «Esprimo solidarietà a Di Pietro e all’Italia dei Valori per il terribile omicidio di Giuseppe Basile. Sulla sua morte è necessario che sia fatta piena chiarezza. Io personalmente e l’intero PD siamo vicini alla famiglia di Basile e all’Idv davanti ad un delitto che lascia tutti scioccati: questo atto atroce ci spinge a non abbassare mai la guardia» ha dichiarato invece Walter Veltroni, Segretario del Partito Democratico.

INCARICHI POLITICI - Giuseppe Basile era entrato nel consiglio provinciale di Lecce nel giugno 2005 e nel consiglio comunale di Ugento nel maggio dell'anno successivo. Le sue iniziative di consigliere di opposizione a Ugento spesso in paese suscitavano scalpore. Nel marzo scorso, durante la campagna elettorale per le elezioni parlamentari, aveva vivacemente protestato, e preannunciato esposti alla magistratura, perchè la polizia municipale gli aveva rimosso uno striscione per propaganda elettorale di circa tre metri di lunghezza che aveva posto su un balcone sul Comitato elettorale dell'Italia dei valori.

 


Test Universitari: niente meritocrazia o solo uguaglianza?

bloggoCRONACA — Inviato da infopedia @ 21:21

Stamani Repubblica.it pubblica:

Maturità, quest'anno per i più bravi
niente premio ai test universitari

Niente "premio" ai diplomati più bravi per l'accesso alle facoltà a numero chiuso. Almeno per quest'anno. Il provvedimento, in assoluta sordina, è stato varato in uno dei primi provvedimenti (un decreto legge) approvato dal governo Berlusconi. . Così, l'accesso alle facoltà a numero programmato per il prossimo anno accademico avverrà secondo le regole degli ultimi anni: test a risposta multipla in cui i ragazzi si giocano tutto. Una specie di lotteria che a molti non piace e che, l'estate scorsa, è stata al centro di mille scandali: quesiti errati, fughe di notizie e inchieste aperte dalla magistratura.

I ragazzi che quest'anno conseguiranno la maturità col massimo dei voti e hanno alle spalle una carriera scolastica ineccepibile dovranno rassegnarsi a competere con tutti gli altri: nessuna "marcia in più per i meritevoli", insomma. Lo scorso dicembre, l'allora ministro della Pubblica istruzione, Giuseppe Fioroni, varò un decreto, controfirmato dal collega dell'Università Fabio Mussi, che non esitò a definire "di svolta". "D'ora in poi - spiegava Fioroni - per l'accesso alle facoltà a numero chiuso pagherà il merito, non le furbizie. E chi studia e sgobba non resterà più fuori gioco". L'idea era quella di premiare nel test di ammissione alle Facoltà di Medicina, Odontoiatria, Architettura, Veterinaria e Professioni sanitarie coloro che si erano distinti alla scuola superiore.

Venticinque dei 105 punti in palio per l'accesso alle facoltà a numero chiuso dovevano essere attribuiti all'atto della conclusione della carriera scolastica in base al voto finale, alla eventuale lode, alla media dei voti degli ultimi tre anni e ai voti conseguiti nelle materie "significative" stabilite per ogni al corso di laurea. Ma, come detto, per quest'anno non se ne farà nulla. Il decreto interministeriale Mussi-Fioroni per essere applicato aveva bisogno di un decreto applicativo che non ha mai visto la luce. "Le disposizioni di cui agli articoli 4 e 5 del decreto legislativo 14 gennaio 2008, n° 21, si applicano a decorrere dall'anno accademico 2009-2010", si legge nel provvedimento che ha spostato in avanti la questione. Non è detta l'ultima parola, dunque. Sta di fatto che per i 500 mila studenti alle prese con prossima la maturità le regole per l'accesso alle facoltà a numero programmato resteranno immutate.

I ragazzi, che hanno sempre contestato la logica del numero chiuso, mostrano una moderata soddisfazione ma restano alla finestra. "La Rete degli Studenti - dichiara la portavoce nazionale, Giulia Tosoni - accoglie con sollievo momentaneo l'ufficializzazione della proroga del decreto Mussi-Fioroni, che inserisce un punteggio legato alla carriera scolastica pregressa nella valutazione per accedere alle facoltà a numero chiuso". Tuttavia ci troviamo a dover chiedere al Ministro Gelmini un chiarimento rispetto alle sue posizioni nel merito di questo decreto: verrà cancellato o confermato per il prossimo anno?".

I ragazzi chiedono al neoinquilino di viale Trastevere "cosa intende fare sul problema del numero chiuso, che tanti scandali ha destato nell'ultimo anno". "Noi - continua la Tosoni - siamo da sempre contrari al meccanismo dei test di ingresso per la selezione degli studenti e allo stesso modo ci siamo espressi in maniera contraria al decreto Mussi-Fioroni, perché non fa che mantenere un sistema di selezione all'ingresso dei percorsi formativi universitari, meccanismo ingiusto e pregiudiziale".

Per gli studenti giusta uguaglianza tra i giovani o assenza di meritorcrazia?


SPARATORIA A MELITO: le conseguenze dell'omertà

bloggoCRONACA — Inviato da infopedia @ 19:28

Questa mattina (8 Giugno, ndr) la Repubblica.it pubblica:

L'amarezza degli investigatori che si occupano della vicenda
Cinquecento persone erano in strada, nessuno si è fatto avanti

Bimbo ferito tra la folla a Melito
"Tra i presenti trionfa l'omertà"                                  
di GIUSEPPE BALDESSARRO

MELITO PORTO SALVO - Ha sparato in mezzo a centinaia di persone, ma nessuno ha visto niente. Non ci sono testimonianze nel fascicolo aperto dopo l'agguato di venerdì pomeriggio a Melito Porto Salvo. Neppure una telefonata anonima. Certo, i carabinieri hanno una pista precisa, ma non grazie ai tanti presenti alla sparatoria. Il killer che ha fatto fuoco alla festa dei bambini dell'asilo, ferendone uno di tre anni in maniera grave e colpendo ad una gamba Francesco Borrello (obiettivo dell'agguato), avrebbe le ore contate. Tuttavia gli investigatori non hanno potuto contare su alcuna testimonianza. Troppa paura tra le gente di Melito, omertà. C'erano un sacco di persone alla recita di fine anno della scuola, e lo stesso sul lungomare. Nessuno ha però collaborato.

"E' vero - ammette il colonnello Leonardo Alestra, comandante provinciale dell'Arma - non ci sono testimonianze, non ci hanno aiutato". Spiega ancora: "Se questo è comprensibile per un genitore che in certi momenti pensa solo a proteggere i propri figli, lo è di meno per le persone che, presumibilmente, passeggiavano sul lungomare". Il tono dell'ufficiale è pacato. Sa che in certe realtà è difficile "parlare". Chi collabora non ha vita facile, è marchiato. Qualche sfogo è possibile coglierlo invece tra gli investigatori del posto: "Lo prendiamo lo stesso, non c'è problema. Ma è una vergogna che nessuno abbia pensato di aiutarci, neppure informalmente".

Chi ha sparato tra i bambini non ha ancora ufficialmente un volto. Dopo una prima ricostruzione i carabinieri hanno messo nero su bianco la dinamica dei fatti. Alle 18,45 un uomo alto e magro è piombato sul suo obiettivo in sella ad uno scooter nero. Un casco integrale a proteggere il viso. Ha estratto la pistola, una 7,65, ed esploso cinque colpi. Uno ha colpito alla gamba Borrello, un altro un bambino, in faccia. La vittima predestinata ha schivato i colpi e tentato una reazione. Ha sorpreso il killer, che fuggendo ha lasciato cadere la pistola.

Il bambino ferito, ricoverato in rianimazione all'ospedale di Reggio Calabria, "non è in imminente pericolo di vita". La prognosi resta riservata, ma gli accertamenti hanno stabilito che il proiettile ancora conficcato alla base della nuca non ha provocato danni al cervello, né compromesso organi vitali.

Dall'ospedale la mamma Stefania Gurnari ha invitato l'autore della sparatoria a costituirsi: "Se hai una coscienza, non devi avere paura della giustizia terrena ma di quella divina". Aggiungendo: "Questo animale se vuole dimostrare di essere un uomo si deve presentare alla giustizia ed assumersi le sue responsabilità". Sul fronte delle indagini, gli inquirenti puntano molto sui rilievi fatti dal Ris di Messina. Oltre all'arma del killer gli esperti stanno analizzando anche le tracce sullo scooter, trovato abbandonato poco lontano, ma soprattutto sul casco lasciato cadere vicino alla moto.

Scavando tra le cronache degli ultimi anni veniamo a conoscenza di questa pubblicazione:

SCARCERATO FRANCESCO BORRELLO.

Il tre aprile del 2004, partecipò a due sparatorie diverse e consucutive davanti all’ospedale cittadino, “Tiberio Evoli”, in corrispondenza di una pizzeria, nella quale rimasero uccise due persone ed altrettante ferite.

SCARCERATO FRANCESCO BORRELLO, DIFESO DALL’AVVOCARO NICO D’ASCOLA. ASSOLTO, PER NON AVER COMMESSO IL FATTO, DALL’ACCUSA DELL’ OMICIDIO DI CARMELO SANTO ZAMPAGLIONE. NON PUNIBILE PER IL FERIMENTO DI PAOLO FOTI, PER LEGITTIMA DIFESA. CONDANNATO A TRE ANNI E QUATTRO MESI PER ECCESSO DI LEGITTIMA DIFESA, IN RELAZIONE ALL’OMICIDIO DI GIULIO VERDERAME. PAOLO FOTI, DIFESO DALL’AVVOCATO GIUSEPPE FOTI E STATO CONDANNATO A SEI ANNI ED OTTO MESI. TRE CONDONATI.

Al termine della lettura della sentenza, al processo in Corte d’Appello a Reggio Calabria. Era accusato dell’omicidio di Santo Carmelo Zampaglione. Delitto consumato per una banale lite, scoppiata intorno alla mezzanotte. E per il quale il Gup Paolo Leonardo, lo aveva ritenuto colpevole e condannato (con il rito abbreviato), il 22 dicembre 2005, alla pena di anni 16. A Paolo Foti, che in prima istanza era stato condannato a otto anni, la pena è stata ridotta a sei anni e otto mesi .

Domenico Salvatore

REGGIO CALABRIA - Colpo di scena in Corte d’Appello! Ribaltata la sentenza di primo grado. Grazie ad un’arringa strabiliante, degna di Perry Mason, dell’avvocato Nico D’Ascola, noto personaggio del foro reggino; sicuramente uno dei più valenti penalisti in campo nazionale. Il suo assistito Francesco Borrello, 49 anni da Melito Porto Salvo, gestore di una sala giochi, condannato a 16 anni, in prima istanza, per omicidio volontario, è già a casa ed ha potuto sorbire il primo caffè, da uomo libero. Il primo abbraccio è stato per l’avvocato che, gli ha cavato le castagne dal fuoco, con la zampa di gatto. Il secondo per i parenti in ansia e gli amici, che hanno trepidato per lui in questi anni. La vicenda. Il tre aprile del 2004, la città di Melito Porto Salvo, il più grosso centro della costa jonica reggina fra Reggio Calabria e Locri, fu svegliata di soprassalto, in seguito ad una sparatoria tipo Far-West, avvenuta sul centralissimo Corso Garibaldi, ch’ebbe diverse fasi. Era da poco passata la mezzanotte. Bilancio, due morti ammazzati e due feriti gravi, che sopravvissero alle ferite. Protagonisti di quella sparatoria furono: Francesco Borrello, Paolo Foti, Carmelo Santo Zampaglione e Giulio Verderame. Il primo di Melito Porto Salvo. Gli altri tre, tutti di Saline Joniche, agro di Montebello Jonico; comune confinante con Melito Porto Salvo.

I quattro giovani, poco prima della sparatoria, si trovavano all’interno di un pub, sito sul Corso Garibaldi appunto. Su tavoli separati. Che cosa sia successo là dentro nessuno lo sa. Benché le carte processuali, abbiano dovuto “cantare”, èrima di culminare in due processi. Salvo Cassazione. I Carabinieri della locale compagnia, intervenuti poco dopo la sparatoria, sul posto, trovarono Paolo Foti 42 anni da Stinò di Saline, con una pistola fumante ancora in mano. Ci volle poco a capire che il Corso Garibaldi, fosse diventato per qualche minuto, lo stradone polveroso di Dodge City. Con tanto di pistole, proiettili veri, morti e feriti; ed avviarono da subito le indagini, coordinate dal sostituto procuratore della repubblica di Reggio Calabria, Giuseppe Bontempo. Per chiarire l’esatta dinamica ed il movente dei delitti e dei tentati omicidi. Un compito per nulla facile, stante il tradizionale muro di omertà che cuce le bocche a doppia mandata per paura di rappresaglie. Davanti alla pizzeria era scoppiata una zuffa, per futili motivi tra due gruppi di persone, che poco prima si trovavano dentro il pubblico locale. Sia pure su tavoli diversi.

Non è stato chiarito a sufficienza, se la scazzottata sia scoppiata perché i protagonisti fossero usciti fuori dal seminato perché in preda ai fumi dell’alcol e quindi “brilli” o per qualche altra ragione contingente, che però non è emersa in Tribunale. Nemmeno in fase dibattimentale. Si è parlato di “futili o banali” motivi. Momenti concitati e fibrillanti. Il più agitato di tutti, sembra Giulio Verderame, 24 anni della Contrada Vena di Saline Joniche, che viene “ steso “ per primo. Stando a quanto emerge dalle carte processuali, Francesco Borrello 49 anni, gestore di una sala giochi a Melito Porto Salvo, e gli altri avventori, abbandonato il pub, escono in strada discutendo animatamente, per entrare poi in rotta di collisione. Dalle parole si passa ai fatti, quando l’alterco-battibecco raggiunge il massimo dell’ira. Come in ogni litigio furibondo si materializzano calci, pugni e botte da orbi; e grida di dolore e di rabbia. In un primo tempo, ha la peggio il Borrello che le prende di santa ragione. Un vero pestaggio. Malmenato da Paolo Foti, 42 anni, della borgata Stinò, nell’entroterra salinese, cugino del Verderame e da altre persone giunte al seguito. A questo punto il Borrello, tira fuori una pistola e spara un colpo, che attinge il Verderame alla testa. Fra urla di rabbia, di dolore e di raccapriccio, ma anche di paura, arriva l’ambulanza, soccorre il ferito, che cesserà di vivere di lì a qualche minuto, e ritorna al Pronto Soccorso.

Tutto finito? Nemmeno per sogno. Va in onda la seconda sparatoria. C’è ancora in corpo tanto astio e rancora, odio, ira malrepressa. Le pistole “cantano” nuovamente. Protagonisti ancora Francesco Borrello e Paolo Foti, che sparano nella notte con le loro pistole calibro 7,65, sino ad esaurimento scorte. Rimangono gravemente sforacchiati entrambi. Il Borrello, benché gravemente ferito ad un fianco, si dà alla fuga e riesce a sottrarsi alla cattura ed alla furia omicida, rifugiandosi presso un parente nella frazione est di Melito porto Salvo, a Pilati; dove, due giorni dopo, individuato ed identificato dalla Polizia di Stato, viene ammanettato e condotto dapprima in ospedale, poi in carcere. Forse un proiettile vagante, colpisce alla testa, un altro giovane, presente sul posto, Santo Carmelo Zampaglione, di 25 anni di Stinò, poco sopra la frazione Saline Joniche, che stramazza al suolo e ci rimane stecchito, muore sul colpo. La notte si riempie ancora di urla disperate e di dolore; quelle dei parenti ed amici delle vittime, che non sanno capacitarsi e non possono rassegnarsi di fronte a due giovani vite spezzate. Di cui il tempo, non potrà mai cancellare il ricordo. Il sèguito per svariate settimane e mesi diventa letteratura e filosofia. Con tanti…poliziotti in abito civile, pronti ad indossare i panni dei commissari Maigret, tenenti Derrick, Sherlock Holmes, ispettori Kojak, per risolvere il thriller. Chi che cosa, come, quando, dove e perché, meglio di Peter Arnett; l’inviato speciale della Cnn. Personaggio del giorno è sicuramente un penalista di grido di Reggio Calabria.

L’avvocato Nico D’Ascola, al termine di un’arringa avvincente, scrupolosa, dettagliata e puntuale è riuscito a dimostrare in Tribunale, che a sparare quel colpo incriminato, non sia stato il suo cliente. Sulla base anche dei risultati dell’autopsia. Gli esami eseguiti dal perito settore, sul corpo della vittima, accertarono che lo Zampaglione sia stato attinto da un solo colpo e non da due. Inoltre il legale di fiducia del Borrello, ha vinto la sua battaglia e quella del cliente, perché è riuscito a dimostrare che il suo assistito, al momento della sparatoria, si trovasse in tutt’altra posizione, rispetto alle posizione emersa in udienza. Come dimostra anche il foro d’uscita del proiettile. Una prova balistica illuminante. Per cui il colpo mortale, quello che ha ucciso lo Zampaglione, non poteva essere uscito dalla pistola del suo cliente. A sparare era stata un’altra persona, che si trovava in posizione ben diversa e geometricamente più plausibile, rispetto a quella del Borrello. Il processo si è svolto in Corte d’Appello a Reggio Calabria (presidente Enrico Scaglione, Lilia Gaeta a latere). Al termine del processo, subito dopo la lettura della sentenza, il Borrello è stato scarcerato sull’istante, se non detenuto per altra causa. In prima istanza, il gup Filippo Leonardo, lo aveva ritenuto colpevole e condannato alla pena detentiva di anni 16, per l’omicidio di Santo Carmelo Zampaglione. L’accusa di omicidio volontario nei confronti di Giulio Verderame era stata derubricata in delitto colposo. Paolo Foti, a sua volta, fu riconosciuto anch’esso colpevole per il reato di tentato omicidio e condannato ad otto anni. In Appello, ha avuto una riduzione della pena (da otto anni, a sei ed otto mesi; ed il condono di anni tre). Cala il sipario su una vicenda thriller, che aveva tenuto col fiato sospeso parecchia gente; e che fece scalpore, non solo in Calabria, per come erano accaduti i fatti; per come erano state descritte le cose; per il numero delle persone convolte; i morti, i feriti e gl’imputati. Domenico Salvatore FONTE: http://www2.melitoonline.it/index.php?p=3172

Possiamo ancora fare finta di nulla, che sia stata anche questa (la sparatoria a Melito, ndr) una "lite per futili motivi" e quindi concludere con un L'OMERTA CONTINUA...


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