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ASSASINIO BASILE: In Italia i veri politici muoiono

bloggoCRONACA — Inviato da infopedia @ 21:00

Lunga sarebbe la lista per ricordare tutti i politici e non, che hanno amato l'Italia più della loro stessa vita; la "vera" politica è il loro pane quotidiano. Sono martiri di un dio minore: quello della legalità senza interessi, quello dell'equita senza eccezioni, quello della giustizia senza giustificazioni. Un'altro martirio si è consumato nel leccese e precisamente a Ugento. Oggi 15 Giugno Repubblica e Corriere pubblicano:

REPUBBLICA.IT

Giuseppe Basile era consigliere provinciale a Lecce e comunale a Ugento
L'ex pm Carlo Madaro: "Era stato minacciato". Ma non aveva sporto denuncia

Lecce, ucciso a coltellate in strada
esponente dell'Idv nel Salento

Il dolore del leader dell'Italia dei valori Di Pietro: "Era un politico tutto d'un pezzo"

UGENTO (Lecce) - Un esponente dell'Italia dei valori è stato ucciso la scorsa notte a Ugento, dove viveva, con varie coltellate al torace. Si chiamava Giuseppe Basile ed era consigliere provinciale di Lecce e consigliere comunale di Ugento. Aveva 61 anni. Le indagini vengono condotte dai carabinieri che sono al lavoro e per ora non escludono alcuna ipotesi.

Basile è stato trovato nei pressi della sua abitazione, per strada. Il corpo è stato scoperto da vicini che rientravano nel cuore della notte. L'uomo era un imprenditore edile e viveva da solo, dopo che si era separato dalla moglie: era molto noto in paese, anche per la sua intensa attività di consigliere comunale di opposizione. Alle ultime elezioni parlamentari era anche stato candidato nella Lista di Pietro per la Camera, al settimo posto.

Secondo Carlo Madaro, ex magistrato ed esponente salentino dell'Italia dei valori, Giuseppe Basile aveva di recente subito un'intimidazione. A quanto riferisce l'ex magistrato, qualche mese fa Basile aveva trovato davanti a casa la testa mozzata di un animale. In quell'occasione Madaro ricorda di aver consigliato alla vittima di fare denuncia. Ma dal comando provinciale dei carabinieri di Lecce fanno sapere che Basile non aveva sporto alcuna denuncia. L'episodio delle intimidazioni non sarebbe comunque isolato: circa tre anni fa - sempre secondo Madaro - a Basile era stata fatta arrivare una busta con un proiettile. "Basile aveva capitalizzato inimicizie", sottolinea Madaro. Inimicizie dovute alla sua irruenza e combattività.

L'assessore racconta di aver visto Basile per l'ultima volta il 12 giugno scorso in una riunione di partito a Lecce e di averlo atteso invano ieri alla messa celebrata dal Papa a Santa Maria di Leuca, dove credeva che Basile si sarebbe recato. Ugento è un comune di poco più di 11 mila abitanti nella parte estrema del Salento, a una cinquantina di chilometri da Lecce. E' uno dei due comuni della diocesi che ieri, a Santa Maria di Leuca, ha ricevuto la visita di papa Benedetto XVI.

Giuseppe Basile era entrato nel consiglio provinciale di Lecce nel giugno 2005 e nel consiglio comunale di Ugento nel maggio dell'anno successivo. Le sue iniziative di consigliere di opposizione a Ugento suscitavano spesso scalpore in paese. Nel marzo scorso, durante la campagna elettorale per le elezioni parlamentari, aveva vivacemente protestato, e preannunciato esposti alla magistratura, perchè la polizia municipale gli aveva rimosso uno striscione di propaganda elettorale che aveva messo su un balcone del Comitato elettorale dell'Italia dei valori.

"L'Italia dei Valori ha appreso con sgomento la notizia dell'uccisione di Giuseppe Basile e partecipa al dolore dei familiari", ha detto il leader dell'Idv Antonio Di Pietro. "Basile - ha aggiunto Di Pietro - era un politico tutto d'un pezzo che affrontava e denunciava ogni giorno a muso duro ciò che non andava bene nella gestione della res publica". Solidarietà giunge anche dal presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola - che definisce l'omicidio "un atto che turba e sgomenta" - e dal segretario del Partito Democratico Walter Veltroni, che dice: "Sulla morte di Basile è necessario che sia fatta piena chiarezza. Io personalmente e l'intero Pd siamo vicini alla famiglia e all'Idv davanti ad un delitto che lascia tutti scioccati: questo atto atroce ci spinge a non abbassare mai la guardia".

CORRIERE.IT

UGENTO (Lecce) - Un esponente dell'Italia dei valori è stato ucciso la scorsa notte a Ugento, dove viveva, con varie coltellate al torace. Si chiamava Giuseppe Basile ed era consigliere provinciale di Lecce e consigliere comunale di Ugento. Aveva 61 anni. Le indagini vengono condotte dai carabinieri che sono al lavoro e per ora non escludono alcuna ipotesi.

MORTO PER STRADA - Basile - a quanto si è saputo - è stato trovato nei pressi della sua abitazione, per strada. Il corpo è stato scoperto da vicini che rientravano nel cuore della notte. L'uomo era un imprenditore e viveva da solo, dopo che si era separato dalla moglie: era molto noto in paese, anche per la sua intensa attività di consigliere comunale di opposizione. Alle ultime elezioni parlamentari era anche stato candidato nella Lista di Pietro per la Camera, al settimo posto. Ugento è un comune di poco più di 11 mila abitanti nella parte estrema del Salento, a una cinquantina di chilometri da Lecce. È uno dei due comuni della diocesi che sabato, a Santa Maria di Leuca, ha ricevuto la visita di papa Benedetto.

LE INDAGINI DEI CARABINIERI - Nessuna ipotesi viene privilegiata dai carabinieri del comando provinciale di Lecce, che stanno indagando sull'omicidio. Gli inquirenti, guidati dal sostituto procuratore Giovanni De Palma, stanno cercando di ricostruire le ultime ore di vita di Basile per capire quali siano stati i suoi spostamenti prima del ritorno a casa. Vengono per questo rintracciate in queste ore le persone che lo frequentavano più intensamente per sentirle sui loro rapporti col consigliere Idv. Nello stesso tempo s'indaga anche sulla vita privata di Basile per accertare se avesse contrasti accesi di natura personale, con chi e per quali ragioni. Secondo il comandante provinciale dei carabinieri di Lecce, colonnello Filippo Calisti, sentito dall'agenzia Apcom, non c'erano fascicoli aperti sul suo conto. L'ufficiale ha smentito le voci secondo cui lo stesso Basile, fosse stato minacciato qualche mese fa. Il colonnello ha inoltre evidenziato come le modalità con cui è avvenuto l'omicidio «non sembrano quelle riconducibili alla criminalità organizzata. Stiamo verificando anche altre indicazioni e speriamo di riuscire ad avere un quadro completo nelle prossime ore».

IL DOLORE DI DI PIETRO - La morte del politico è stata accolta con grande sconcerto dal leader dell'Idv, l'ex ministro Antonio Di Pietro, che in un'intervista ad Agr per Corriere.it parla di «amarezza per un amico che non c'è più». L'ex pm ha evidenziato il grande coraggio di Basile «che tutti i giorni faceva sentire la sua voce a difesa dei più deboli» e che in questa sua azione politica territoriale «potrebbe avere pestato i piedi a qualcuno». Di Pietro, in attesa di conoscere gli esiti delle indagini, non si è voluto sbilanciare sui motivi che potrebbero avere spinto qualcuno ad un'azione tanto brutale. Tuttavia le molte coltellate ricevute dalla vittima farebbero escludere l'ipotesi di una rapina finita in tragedia perché, ha spiegato l'ex magistrato, il rapinatore al limite accoltella una volta, non sta ad infierire sul corpo.

VELTRONI - «Esprimo solidarietà a Di Pietro e all’Italia dei Valori per il terribile omicidio di Giuseppe Basile. Sulla sua morte è necessario che sia fatta piena chiarezza. Io personalmente e l’intero PD siamo vicini alla famiglia di Basile e all’Idv davanti ad un delitto che lascia tutti scioccati: questo atto atroce ci spinge a non abbassare mai la guardia» ha dichiarato invece Walter Veltroni, Segretario del Partito Democratico.

INCARICHI POLITICI - Giuseppe Basile era entrato nel consiglio provinciale di Lecce nel giugno 2005 e nel consiglio comunale di Ugento nel maggio dell'anno successivo. Le sue iniziative di consigliere di opposizione a Ugento spesso in paese suscitavano scalpore. Nel marzo scorso, durante la campagna elettorale per le elezioni parlamentari, aveva vivacemente protestato, e preannunciato esposti alla magistratura, perchè la polizia municipale gli aveva rimosso uno striscione per propaganda elettorale di circa tre metri di lunghezza che aveva posto su un balcone sul Comitato elettorale dell'Italia dei valori.

 


INTERCETTAZIONI: conseguenze della nuova legge.

bloggoPOLITICA — Inviato da infopedia @ 20:03

Berlusconi in prima linea gridava basta a intercettazioni senza misura a danno "dei cittadini e delle loro libertà". Adesso vediamo chi sono i cittadini che verrano tutelati. Repubblica.it stamane (14 Giugno, ndr) pubblica:

Il caso / Nei nastri colloqui di Berlusconi
e altri parlamentari con dirigenti di Viale Mazzini

Al macero le telefonate dei politici
sul legame occulto Rai-Mediaset

di EMILIO RANDACIO e WALTER GALBIATI

MILANO - Non sapremo mai quello che si sono detti al telefono Silvio Berlusconi e Nicolò Querci, vicepresidente di Rti, la controllata di Mediaset che raggruppa le tre televisioni del Biscione. Ma nemmeno quello che il premier ha detto a Deborah Bergamini, la sua ex segretaria, diventata poi una delle responsabile della programmazione Rai e, da due mesi, parlamentare di Forza Italia.

Le intercettazioni con i politici registrate nell'ambito dell'inchiesta sul fallimento di Hdc, quella che vede coinvolto Luigi Crespi, l'ex sondaggista famoso per l'invenzione del contratto con gli italiani, sono state distrutte.

Il giudice per l'udienza preliminare Marina Zelante ha deciso di mandare al macero tutte le telefonate ritenute non rilevanti, comprese quelle con i parlamentari, nel processo Hdc, applicando la legge Boato. Eppure, alcune di quelle telefonate avrebbero potuto svelare qualcosa in merito a come veniva gestita la comunicazione in Rai ai tempi del terzo governo Berlusconi. Almeno in alcuni momenti delicati di quella legislatura, quando agli inizi di aprile moriva Giovanni Paolo II e subito dopo si tenevano le elezioni regionali, una tornata politica in cui il Centro sinistra stravinceva sulla Casa delle Libertà.

A svelare l'importanza di quelle telefonate era stata la pubblicazione a novembre 2007 su Repubblica dei brogliacci relativi alle conversazioni di Deborah Bergamini, allora direttore del Marketing strategico della Rai, di Flavio Cattaneo, all'epoca direttore generale della Rai, e di altri manager del servizio pubblico e di Mediaset. Dalle carte depositate emergeva come le due superpotenze nazionali della tv, che avrebbero dovuto competere aspramente per la conquista dell'audience, facendo a gara nella pubblicazione di servizi esclusivi, in realtà si scambiavano informazioni sui palinsesti. Concordavano le strategie informative nel caso dei grandi eventi della cronaca. Orchestravano i resoconti della politica.

Fabrizio Del Noce, direttore di RaiUno, anche lui intercettato indirettamente, aveva già chiesto e ottenuto dalla Zelante la distruzione delle sue telefonate. Ora, il giudice milanese ha distrutto anche le altre ritenute irrilevanti per la vicenda Hdc. Tra queste figurano quelle di oltre trenta parlamentari da Silvio Berlusconi a Giulio Tremonti, da Francesco Cossiga a Bobo Craxi, da Cesare Previti a Sandro Bondi, da Claudio Scajola a Paolo Bonaiuti, da Maurizio Gasparri a Francesco Storace, dall'avvocato Niccolò Ghedini a Katia Bellillo. Tutti interlocutori o degli indagati intercettati o di persone non indagate ma con l'utenza in quel momento sotto controllo dei pubblici ministeri.

Sono state così distrutte tre telefonate di Berlusconi con Deborah Bergamini e altre di lei con Bondi, Fabrizio Cicchitto, Massimo Baldini, Paolo Ricciotti e Katia Bellillo. Al macero anche quelle di Berlusconi con Querci e quelle di Bobo Craxi con i fratelli Crespi. La stessa fine è toccata alle conversazioni di Alfredo Messina con l'avvocato Ghedini e lo stesso Previti e dei dieci contatti fra Tremonti e un manager di Crespi, Marini.

Per alcune bobine che sono finiti al macero, però, altri atti, come i brogliacci delle conversazioni della Bergamini e di Cattaneo, sono stati spediti a Roma, dove la Procura ha aperto un'inchiesta per interruzione di pubblico servizio. Quanto all'inchiesta Hdc, i pm milanesi Laura Pedio e Roberto Pellicano hanno chiesto il rinvio a giudizio di una ventina di indagati, tra i quali spiccano oltre allo stesso Crespi, alcuni nomi noti, come il presidente del collegio sindacale, il professor Ferdinando Superti Furga, già sindaco di Telecom Italia e Mondadori, nonché i banchieri Enrico Fagioli e Gianpiero Fiorani. Nella rete dei pm, sono rimasti incastrati anche Fedele Confalonieri e Alfredo Messina, rispettivamente presidente e consigliere di Mediaset, con l'accusa di favoreggiamento e Fulvio Pravadelli, amministratore delegato di Pubblitalia '80, la concessionaria di pubblicità del gruppo del Biscione, con l'accusa di bancarotta preferenziale.


INTERCETTAZIONI, statistiche ministro Alfano: furbette o solo bluff?

bloggoPOLITICA — Inviato da infopedia @ 18:38

10-06-2008, la Repubblica.it pubblica articolo di Carlo Bonini che parla dell'apparente bluff del ministro della giustizia Alfano, e lo fa con tanto di prove alla mano (il colmo è che le stesse, provengono dal ministero del guardasigilli). 

ROMA - Sostiene il ministro di giustizia Angelino Alfano che "grandissima parte del Paese è intercettato". Che "il numero delle intercettazioni non può essere giustificato né in base al numero degli abitanti, né in base al nostro ordinamento giuridico". Che "la spesa è ormai alle stelle: un terzo del bilancio". Dunque, che mettere mano al codice di procedura penale che ne disciplina l'uso e la pubblicità è ormai passaggio improcrastinabile. Le cose stanno cosi?

Se le si incrocia con i dati statistici più aggiornati (fonte lo stesso ministero di giustizia), le parole del ministro sembrano uscirne rafforzate. I numeri dicono che, nel 2007, nel nostro Paese le utenze intercettate sono state 124 mila 845, quattro volte quelle autorizzate nel 2001, e che questo "ascolto", diventato ormai, nelle routine delle procure della Repubblica, "principale strumento di acquisizione della prova", è costato alle casse dello Stato 224 milioni di euro. E tuttavia, i numeri sanno essere bugiardi.

Come ogni addetto - magistrato, investigatore o avvocato che sia - sa ed è pronto a spiegare, il numero di utenze intercettate non equivale ad altrettanti cittadini sottoposti a controllo. In un'indagine penale, uno stesso indagato è intercettato su più utenze: abitazione, ufficio, telefonia mobile. Soprattutto, come la routine giudiziaria documenta, non esiste ormai indagato appena avveduto che non cambi con frequenza settimanale la propria o le proprie schede telefoniche cellulari.

Quel primo numero, dunque - 124.845 - racconta di una popolazione di ascoltati meno fitta di quel che appare. Verosimilmente inferiore agli 80 mila indagati, meno dello 0,2 per cento della popolazione del nostro Paese.

Si potrà dire - come osserva del resto il ministro Alfano - che, anche purgato, resta un numero eccessivo. Ma anche qui, se fonti qualificate del ministero dicono il vero, è un fatto che oltre l'80 per cento delle intercettazioni è autorizzato per reati di criminalità organizzata.

Anche sulla spesa, c'è qualche sorpresa. Nonostante nel 2007 le utenze intercettate abbiano raggiunto il numero più alto degli ultimi sei anni, il risparmio è stato di 84 milioni di euro rispetto al 2005 e di 5 rispetto al 2006. Con un costo unitario per intercettazione di 1.794 euro. La metà del 2005, un terzo del 2002.

"Troppo", si osserva ancora. "Le intercettazioni si mangiano un terzo delle spese di giustizia". Ma anche questa circostanza non appare esatta. Il bilancio per la giustizia del 2007 è stato di 7 miliardi di euro, di cui i 224 milioni per intercettazioni non rappresentano evidentemente il 30 per cento. Al contrario, quella cifra è un terzo di uno dei capitoli di bilancio del ministero. Quello cosiddetto delle "spese di giustizia obbligatorie". Quelle, per intendersi, su cui gravano anche i consulenti, i periti. Le stesse spese al cui pagamento è condannato, per legge, "l'intercettato" riconosciuto colpevole e che, normalmente, il ministero rinuncia quasi sempre ad esigere.

Ancora. I costi per le intercettazioni sono normalmente composti da due voci. Il noleggio delle attrezzature, la tariffa oraria o giornaliera da versare al gestore telefonico (fisso o mobile) per l'uso della linea. Bene, il prontuario con cui, ancora oggi, lo Stato salda queste voci è quello firmato con i gestori 10 anni fa. Più o meno, agli albori della rivoluzione del mercato telefonico. Il ministero paga dunque per intercettare ciò che nessun cittadino si sognerebbe mai di pagare e soprattutto che nessun gestore telefonico si sognerebbe mai di esigere.

Un esempio. Per un'intercettazione ambientale (che funziona attraverso scheda telefonica), lo Stato paga una tariffa business piena da 60-70 euro al giorno. "Con un piano tariffario "you and me" - osserva sorridendo un magistrato - pagherebbe solo il canone della scheda". Da quel prontuario, a quanto pare, non c'è stato modo di scostarsi. Non sono riusciti i governi di centro-destra. Né quelli di centro-sinistra. Né, l'obbligo di piani tariffari agevolati "per ragioni di giustizia" è mai entrato (come avviene in paesi come la Germania) tra le condizioni necessarie per il rilascio della licenza al gestore telefonico.

Se allora l'argomento dei numeri si dimostra meno solido di quel che appare, resta quello dei "princìpi". Un lavoro comparativo pressoché dimenticato della commissione parlamentare giustizia del 2006, "svelò" al nostro Parlamento che la disciplina delle intercettazioni telefoniche, nel nostro Paese, è tra le più garantiste d'Europa, sia nella fase in cui viene disposta (su richiesta del pubblico ministero, la autorizza un gip, fissandone il tempo e i limiti), che in quella in cui viene conclusa (vengono trascritte soltanto le intercettazioni ritenute rilevanti e la parte ne viene messa a conoscenza), cessandone la segretezza anche a beneficio dei media e dunque dell'opinione pubblica.

Qualche esempio. Nel Regno Unito, il Paese culla dell'habeas corpus, dove, per legge, l'intercettazione non può costituire in nessun caso fonte di prova in un giudizio, l'intrusione nella privacy del cittadino (quale che sia il mezzo di comunicazione utilizzato) è un provvedimento "investigativo" assunto con decreto dal ministro dell'Interno e a cui sono autorizzati non solo la polizia, ma anche i Servizi Segreti, per un tempo che può arrivare fino ai sei mesi.

Il criterio è quello, discrezionale, della "gravità" del reato che si sospetta si stia consumando. Il materiale raccolto, utilizzato per prevenire un reato ovvero individuarne gli indizi che saranno altrimenti provati, viene distrutto quando ritenuto non più utile e il cittadino intercettato non ne avrà mai conoscenza, a meno che non decida altrimenti un procuratore della Corona.

In Spagna la legge fa acqua ed è stata ripetutamente censurata per sospetta incostituzionalità. Anche qui, come in Italia, in Francia e in Germania (in quest'ultimo Paese la disciplina è rigidamente tipizzata), è un giudice a disporre l'intercettazione, ma sulla base di norme che non individuano nessuna categoria di reati (né in base alla pena, né in base al titolo), ma richiamano soltanto alla loro generica "gravità". Il che, evidentemente, attribuisce una discrezionalità che facilmente può trasformarsi in arbitrio.

Ancora una volta la paura più grande resta quello di mettere in ballo la "libertà dei cittadini" per fare leggi che agevolano invece la "libertà di pochi", la libertà di chi fa le leggi.


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